Perché guardando la sua opera con gli occhi della Teosofia, qualcosa di straordinario emerge. Moore non stava inventando mondi fantastici. Stava cartografando piani di esistenza reali — con la stessa precisione con cui Leadbeater descriveva il piano astrale e Blavatsky le Stanze del Libro di Dzyan.
Le Opere — La Lettura Esoterica
Watchmen
1986 — 1987
Promethea
1999 — 2005
V for Vendetta
1982 — 1989
From Hell
1989 — 1996
Il Dottor Manhattan — La Monade che si Risveglia
Jon Osterman viene disintegrato in un acceleratore di particelle e riassemblato come qualcosa di completamente diverso. Non acquista superpoteri nel senso convenzionale. Acquista una diversa modalità di percezione.
Manhattan vede il tempo intero come dimensione accessibile invece che
come flusso unidirezionale. Leadbeater descrive esattamente questo come
caratteristica della coscienza buddhica avanzata — il karma di un'intera
incarnazione visibile simultaneamente.
La differenza tra Manhattan e un essere umano ordinario
non è di potere — è di ampiezza di percezione.
Il problema di Manhattan — e Moore lo descrive con una precisione psicologica devastante — è che questa apertura della percezione produce distanza emotiva. Chi vede tutto simultaneamente fatica a connettersi con chi vive nel momento sequenziale. È il paradosso dell'iniziato descritto da Blavatsky — la conoscenza dei piani superiori non garantisce automaticamente la compassione. Quella richiede un lavoro separato.
Promethea — La Dottrina Segreta in Forma di Fumetto
Se Watchmen è la descrizione inconsapevole di uno stato di coscienza superiore, Promethea è qualcosa di completamente diverso. È il lavoro di un uomo che sa esattamente cosa sta facendo.
Moore aveva studiato la Kabbalah, il Tarot, l'Ermetismo, la tradizione dell'Ordine della Golden Dawn. E aveva trasformato quella conoscenza in un fumetto che è — oggettivamente — una guida ai piani di esistenza mascherata da storia di supereroi.
"Il numero Uno — Kether — l'Assoluto, l'Ain Soph della Kabbalah, il Parabrahman teosofico. Il numero Dieci — Malkuth — il piano fisico denso, la Terra. La struttura è identica alla Dottrina Segreta. Il linguaggio è diverso. La mappa è la stessa."
La Magia come Arte — Arte come Magia
La dichiarazione di Moore del 1994 non era eccentrica. Era la conclusione logica di un percorso di pensiero coerente. Moore sosteneva — e sostiene ancora — che l'arte e la magia sono fondamentalmente la stessa cosa. Entrambe creano realtà nel piano mentale che poi si manifestano nel fisico. Entrambe lavorano con simboli per produrre effetti nel mondo.
Dal punto di vista teosofico questa posizione è impeccabile. Ogni atto creativo autentico è un atto di lavoro nei piani sottili — dal piano mentale dove nasce l'idea, attraverso il piano astrale dove prende forma emotiva, fino al piano fisico dove diventa oggetto o storia o immagine.
Il Posto di Moore nella Tradizione
La tradizione esoterica occidentale ha sempre avuto i suoi artisti-operatori.
William Blake
Vedeva angeli sugli alberi di Peckham e li disegnava con precisione anatomica. La sua mitologia personale — Urizen, Los, Albion — è una cosmologia esoterica travestita da poesia.
Dante Alighieri
Descriveva i piani dell'aldilà con una cartografia che Leadbeater avrebbe riconosciuto immediatamente. La Commedia è una guida ai piani astrali e mentali mascherata da viaggio poetico.
Johann Wolfgang Goethe
Iniziato alla Massoneria, autore del Faust come manuale di operazione magica. La storia di Faust non è una parabola morale — è la descrizione del percorso iniziatico e dei suoi rischi.
Alan Moore
Ha scelto il fumetto — la forma narrativa più popolare e democratica — come veicolo. La conoscenza che raggiunge milioni di lettori lascia una traccia nel piano mentale collettivo anche se non viene riconosciuta esplicitamente.
"Moore stava seminando. Come tutti i grandi operatori prima di lui.
Non è una coincidenza che abbia scelto il fumetto.
È una scelta esoterica precisa.
La conoscenza che raggiunge solo gli iniziati non cambia il mondo.
La conoscenza che raggiunge milioni di lettori —
anche se non la riconoscono esplicitamente —
lascia una traccia nel piano mentale collettivo.
L'artista che sa quello che fa
non è più un narratore. È un operatore."
Come hai vissuto questo frammento?